Le province, guidate dal presidente della Regione Zaia stanno protestando contro la drastica cura dimagrante prevista dal Governo Monti. Ormai i grandi palazzi del potere del Veneto, da Palazzo Balbi, passando per Palazzo Santo Stefano arrivando fino al faraonico S.Artemio di Treviso assomigliano sempre di piu’ al grande palazzo imperiale cinese della Citta’ Proibita. Nel celebre film di Bertolucci, L’ultimo imperatore, mentre fuori dal Palazzo si manifestano i segni inesorabili della modernita’, dell’innovazione, dello sviluppo e del progresso, all’interno un esercito di mandarini, eunuchi, vicere’ e feudatari si chiude in un piccolo mondo antico fatto di burocrazia, di conservazione e di tradizione, soffocando il giovane sovrano e le sue aspirazioni di cambiamento. Questa e’ l’immagine che meglio descrive l’attivismo di Zaia e dei presidenti di provincia: un classico esempio di conservatorismo che da decenni sta danneggiando il nostro Paese, le sue finanze, il suo senso civico collettivo. E come il giovane sovrano cinese anche il Veneto rischia di essere soffocato da questa ingiustificata spinta conservatrice che mette al primo posto le careghe dei politici e all’ultimo posto il territorio e le nostre comunita’. Diceva Giulio Andreotti che il potere logora chi non ce l’ha, forse – mi permetto di aggiungere – logora anche chi l’ha esercitato per anni, senza alcun risultato concreto, se non quello di autocelebrarsi. Abbiamo di fronte a noi una classe politica della Lega e del PdL che il potere l’ha esercitato ed in verita’ lo gestisce da anni. Potenti certo, ma paradossalmente logorati: talmente logorati e consumati dal desiderio di autoconservazione da non rendersi conto della straordinaria opportunita’ di cambiamento e modernita’ offerta da Mario Monti e dal suo coraggioso governo.
Il documento dei presidenti di provincia contro il Governo lamenta la mancanza delle caratteristiche di necessita’ e di urgenza della riforma e quindi contesta lo strumento del decreto legge utilizzato da Monti. Come fanno a non vedere i nostri presidenti, che si tratta invece di una misura strutturale tanto necessaria quanto urgente? Il fatto che una legge sia strutturale non implica che sia priva di necessita’e di urgenza! Si rileganno pure, i signori Degani e Muraro, la lettera dalla Banca Centrale Europea e si accorgeranno di quante misure strutturali necessarie ed urgenti ha bisogno il nostro Paese.
E questi presidenti delle Province del Veneto, siano veri alfieri di modernita’ e non i mandarini ed i vicere’ di un impero al tramonto. Quattro sono le vere questioni sul tavolo che i diversi livelli di governo territoriale devono affrontare: accelerare ed ottimizzare le unioni di comuni, redistribuire efficacemente le deleghe delle province, imporre una cura dimagrante anche alla burocrazia e alla politica regionale ed intervenire sul sottobosco di enti, societa’, consorzi e autorita’ d’ambito che devono essere abolite o accorpate. La sfida piu’ appassionante per chi si mette al servizio della propria comunita’ non e’ la conservazione del passato, ma il miglioramento delle prospettive presenti e future. E’ la sfida del cambiamento.



